RSS
Welcome to my blog, hope you enjoy reading :)

giovedì 5 gennaio 2012

CANCRO s.p.a

Gli oncologi si farebbero la chemio?
Dal libro “CANCRO SPA: leggere attentamente le avvertenze prima dell’uso” di Marcello Pamio


Domanda molto importante, perché è giusto sapere cosa farebbero i medici oncologi - quelli che usano ogni giorno i chemioterapici su altre persone - se avessero loro un tumore.
Nel marzo del 2005 al Senato australiano è stata presentata una “Inchiesta sui servizi e sulle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St. Leonards di Sydney(1).
Secondo tale inchiesta, alcuni scienziati del McGill Cancer Center di Montreal in Canada, inviarono a 118 medici, esperti di cancro ai polmoni, un questionario per determinare quale grado di fiducia nutrissero nelle terapie da loro applicate, nel caso essi stessi avessero sviluppato la malattia.
Risposero 79 medici e 64 di loro non avrebbero acconsentito a sottoporsi ad un trattamento che contenesse Cisplatino (un chemioterapico molto utilizzato a base di platino). Mentre 58 dei 79 reputavano che tutte le terapie sperimentali in questione fossero inaccettabili a causa dell'inefficacia e dell'elevato grado di tossicità (2)!
Un risultato eclatante: l’81% degli oncologi intervistati, in caso di tumore, non si farebbero somministrare un chemioterapico, mentre il 73% di loro reputano addirittura le “terapie sperimentali inaccettabili per l’elevato grado di tossicità”.
Anche se il numero di oncologi intervistati non è molto elevato, ognuno tragga le proprie conclusioni…

Costi dei trattamenti oncologici

Considerando i due principali strumenti terapeutici nelle mani degli oncologi (chemio e radio), vediamo il costo di un tumore oggi in Italia.
Attualmente sappiamo esserci in Italia 1,7 milioni di ammalati[3] e oltre 270.000 nuovi malati ogni anno (in America ogni anno i nuovi malati di cancro sono 1.372.910 (4).
La conclusione, senza entrare troppo nel dettaglio, è la seguente: il tumore in Italia (solamente tra chemio e radio, escludendo quindi chirurgia, costi di degenza, farmaci vari, apparato medico e infermieristico, i soldi fagocitati dalle industrie per la ricerca, ecc.) è indubbiamente una delle patologie più costose, non solo in termini di vite umane, ma soprattutto dal punto di vista economico.

In Appendice del libro sono stati appositamente pubblicati, oltre una ventina di “bugiardini” di chemioterapici con i loro effetti collaterali devastanti (foglietti illustrativi), anche i costi ufficiali (dichiarati dalle rispettive case di produzione) dei più diffusi chemioterapici in circolazione, per rendersi conto di quello che è stato appena detto.
Un qualsiasi tumore trattato con chemio e radioterapia (ad esclusione della chirurgia i cui costi sono paragonabili a quelli della chemioterapia), costa al Sistema sanitario nazionale svariate centinaia di migliaia di euro.
Un solo paziente oncologico.

Sembra impossibile, ma è proprio così.
Una testimonianza esemplare è stata pubblicata dal settimanale “Gente” poco tempo fa.
Si tratta della vicenda di Gennaro De Stefano, un uomo normalissimo, che nel suo “Diario di un malato di cancro” ha provato a comporre la “lista della spesa” per la sua malattia.
Dopo aver consultato medici e fotocopiato le fustelle dei farmaci, ha messo insieme tutte queste informazioni.
Il suo calvario è iniziato con due interventi chirurgici (biopsia più operazione alla vescica) e una degenza di 22 giorni, per un totale di 30.000 euro[5]
Il primo ciclo di chemio è costato 9.000 euro e 1.500 euro spesi per ogni TAC effettuata[6] (ne ha fatte oltre 20).
«Un ciclo completo di cocktail chemioterapici partiva da alcune migliaia di euro per arrivare anche a 50 mila euro al mese per ogni paziente».[7]
«Durante la chemioterapia, che, com’è noto, fa abbassare i globuli bianchi e quelli rossi (tralasciando la quantità impressionante di medicinali di sostegno per lo stomaco, l’intestino, la fatica, la nausea, il vomito e via cantando), occorre sottoporsi a cure ormonali che aiutino la crescita dei globuli bianchi. Di solito si fanno tre o quattro iniezioni che costano una 1.500 euro, le altre 150 euro ognuna. Arriva poi l’Epo, l’ormone diventato famoso come doping dei ciclisti, che costa dai 500 ai 1.000 euro a iniezione. Di queste bombe ne avrò fatte, fino a oggi, una quarantina».[8]

Ha dovuto eseguire la radioterapia (6.000 euro); un nuovo intervento chirurgico per alcune metastasi (9.000 euro); di nuovo radioterapia, ecc.
Risultato: la Sanità pubblica ha pagato per il sig. De Gennaro, circa 200.000 euro.
Questo che avete appena letto, purtroppo, è l’iter seguito dalla stragrande maggioranza dei malati oncologici.
Moltiplicate questa cifra per il numero dei malati vecchi e nuovi, e capirete dal risultato che forse per qualcuno - e dico forse - non c’è convenienza nel trovare la soluzione definitiva ad una patologia che sviluppa centinaia di miliardi di euro ogni anno in Italia.
Ogni anno la “lobbies del cancro” - solamente con i nuovi ammalati (270.000 persone), e supponendo che tutti entrino nei percorsi terapeutici - movimenta una cifra superiore a 54.000.000.000 di euro.
Cinquantaquattro miliardi di euro ogni anno per un trattamento oncologico.

Se a questi ci aggiungiamo tutte le persone ammalate di cancro oggi in Italia (1 milione e 700 mila), che ripetono i trattamenti, che necessitano di trapianto di midollo, che muoiono nonostante, o per colpa delle terapie, ecc., tale cifra, come detto prima, raggiungerà i centinaia di miliardi di euro.
Pensate all’industria della morte, meglio nota come “imprese funebri”.
Ogni anno sono 162.000 le persone che muoiono per cancro in Italia (dati Istat).
I costi per un servizio funebre privato (pagato dalle famiglie) vanno da un minimo di 2.155 euro (Roma) a un massimo di 3.575 euro (Milano)[9] a persona. Facendo una media più che ragionevole di 3000 euro…il ‘lutto per cancro’ (funerale, epigrafi, fiori, trasporto, organizzazione) sottrae alla società 486.000.000 di euro. Tutti gli anni inesorabilmente.
Pensate nel mondo intero…

Ecco cosa riporta il “bugiardino” (pubblicato assieme agli altri in appendice) di uno dei più usati chemioterapici: la Doxorubicina della Ebewe Italia Srl

DOXORUBICINA



Multinazionale: Ebewe Italia srl
Principio attivo: Doxorubicina
Concentrato per soluzione iniettabile per infusione
Categoria terapeutica: Antracicline

Effetti controindicati:
- Gravi aritmie acute sono state descritte durante o poche ore dopo la somministrazione;
- Una mielosoppressione grave può provocare insorgenza di emorragia e superinfezioni, e costituisce una indicazione alla riduzione o alla sospensione della Doxorubicina;
- Esiste un rischio accertato di sviluppo di cardiomiopatia indotta dalle antracicline e dipendente dalla dose cumulativa;
- Il rischio di insufficienza cardiaca nei pazienti neoplastici trattati con Doxorubicina persiste per tutta la vita;
- Può potenziare la tossicità della radioterapia e di altre terapie anti-neoplastiche;
- Neoplasie benigne e maligne;
- Il verificarsi di una leucemia mieloide acuta secondaria;
- Il danno del tratto gastrointestinale può indurre ad ulcera, emorragia e perforazione;
- La Doxorubicina è altamente irritante e lo stravaso nella sede dell’infusione può provocare dolore locale, irritazione, infiammazione, tromboflebiti, che possono causare un’ulcera grave e necrosi della cute.

SMALTIMENTO: Il personale che manipola la Doxorubicina deve indossare indumenti protettivi: occhiali, camici, maschere e guanti monouso. Tutti gli articoli usati per la somministrazione e la pulizia, inclusi i guanti, dovranno essere posti in appositi sacchi per rifiuti ad alto rischio, per l’incenerimento ad alte temperature.

Le fuoriuscite o le perdite di soluzione devono essere trattate con ipoclorito di sodio diluito che preferibilmente va lasciato agire per tutta la notte e a cui va fatto seguire un risciacquo con acqua.


[1] “Inchiesta sui servizi e nelle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St Leonards di Sydney. www.aph.gov.au/Senate/committee/clac_ctte/completed_inquiries/2004-07/cancer/submissions/sub15.pdf. Parliament of Australia , www.aph.gov.au
[2] Idem
[3] “La prima giornata del malato cancro”, Francesco De Lorenzo TGCom
[4] SEER – Cancer statistics review 1975-2005
[5] “Vi sono costato 200 mila euro”, Gennaro De Stefano, “Gente”
[6] Idem
[7] Idem
[8] Idem
[9] “Vivere o morire…Cosa costa di più?” - Help Consumatori www.helpconsumatori.it/data/docs/dossier_funerali.pdf




www.disinformazione.it

lunedì 2 gennaio 2012

2012


Buon Anno

domenica 18 dicembre 2011

Jimi Hendrix- Fillmore East, NY 5/10/68

1-Lover Man
2-Fire
3-Foxy Lady
4-Introduction to Red House
5-Red House
6-Hey Joe
7-Sunshine Of Your Love
8-Hear My Train A Comin'
9-Can You Please Crawl Out Your Window
10-Purple Haze
11. Wild Thing
------------------------

martedì 13 dicembre 2011

Joel Guzman - Renato Borghetti - Joaquin Diaz. Latino Accordion Virtuoso. San Antonio. Texas.2006

MANHATTAN

GS1150


11 APRILE 2009
CAMBIATO GOMME : MICHELIN ANAKEE - KM 75500 - CAMBIATO ADESIVO

LHASA DE SELA 1972 - 2010

È facile dare la colpa agli zingari

È facile dare la colpa
agli zingari

La Francia li espelle, l’Italia
cerca di schedarli. I rom sono
diventati il capro espiatorio
preferito degli europei.

Antonio Tabucchi, Le Monde Magazine, Francia

---

L’iniziativa di Nicolas Sarkozy di
espellere gli zingari romeni dalla
Francia può essere letta come
la continuazione dello stesso
disegno politico che gli aveva ispirato il
dibattito sull’“identità nazionale”. Cosa
signiicasse quest’idea è stato subito chiaro:
uno sbiancamento, un modo per non
considerare la storia nel suo insieme, la defecazione
di tutte le impurità che la storia
di ogni nazione necessariamente comporta,
per costruire una storia artificiale come
ha cercato di fare l’Italia negli ultimi anni e
come aveva fatto Milosevic in Serbia. Questo
progetto è fallito perché l’idea che i
francesi hanno di sé è migliore e più nobile
di quello che Sarkozy pensava.
Il rimpatrio dei rom attuato in maniera
così clamorosa e propagandistica mi sembra
socialmente più nocivo del progetto
dell’identità nazionale.
Non solo per la Francia ma anche per il resto dell’Europa,
perché introduce zizzania a livello sociale.
Inocula nei cittadini culturalmente più fragili
l’idea che la causa del disagio sociale,
dei problemi economico-sociali più evidenti
– la disoccupazione, le violenze nelle
ban lieues, l’impunità dei grandi gruppi inanziari
ed economici, le spese militari, il
disastro dell’ambiente, l’enorme insicurezza
dei cittadini – sia tutta colpa degli zingari.
La ricerca di un capro espiatorio è una
vecchia storia dell’Europa.
Non è necessaria una profonda cultura per sapere che il
capro espiatorio e il razzismo si alleano da
sempre nei momenti più difficili.
Si comincia dai più poveri, poi si arriva agli ebrei,
agli arabi, agli omosessuali, agli handicappati,
ai deboli, agli intellettuali, ai dissidenti politici.

L’Italia di Berlusconi ha cominciato prima
di Sarkozy.
Nel 2008 il ministro dell’interno
Roberto Maroni ha dato il via a un
censimento per rilevare le impronte digitali
dei bambini zingari nei campi, che è passato
praticamente inosservato nei paesi europei.
Allo stesso tempo una campagna
governativa basata sul concetto di sicurezza
indirizzava verso i rom il disagio e il risentimento
della popolazione italiana.
Banale indiferenza.
L’Italia ha reagito con l’indifferenza, così
come reagì con indifferenza alle leggi razziali
firmate da Vittorio Emanuele III di Savoia nel 1938.
Leggi che permisero alla polizia di effettuare una schedatura di tutti i cognomi degli ebrei italiani e che resero un gioco da ragazzi la deportazione degli
ebrei da parte dell’occupante nazista. Non
vogliamo più schedature in Europa. Che
questi tetri ministri schedino le loro famiglie.
La grande forza del razzismo è la sua
banalità. Il razzista, lo xenofobo, non è un
mostro che popola il nostro immaginario.
Come Hannah Arendt ha detto del nazismo,
evocando la banalità del male, di solito
il razzista è un rispettabile padre di famiglia
che, con buone intenzioni, desidera
rieducare o isolare quelle frange irregolari
della società che sono “brutte, sporche e
cattive”, per usare il titolo di un f ilm celebre.
Il maggiore storico contemporaneo del
razzismo, George Mosse, ha osservato che
il razzismo tende a diventare il punto di vista
della maggioranza. E che la maggioranza
tende a eliminare naturalmente la minoranza,
perché (e qui sta il salto logico
constatabile oggi in Francia e in Italia) il
razzismo fa credere che criminali si nasce,
non si diventa. Si è criminali se si appartiene
a una certa etnia, indipendentemente
dal delitto che si può commettere. Rientrare
in quella categoria è già un delitto. E infatti
una spaventosa legge del governo Berlusconi
considera ontologicamente criminali
coloro che vivono in Italia senza documenti.
Non si finisce in galera perché si è
commesso un crimine, come vorrebbe il
codice penale in un paese democratico, ma
per un “meta-crimine”, cioè perché non si è uguali agli altri.
Che il Consiglio d’Europa abbia accettato
questa legge, che offende gli elementari
diritti dell’uomo e va contro la volontà
delle Nazioni Unite, è il sintomo di un vuoto
giuridico. Purtroppo è ancora grande il
passo che l’Europa deve fare se vuole costruire
una solida idea di cittadinanza comune.
Il problema è che esiste un circuito
perverso tra istituzioni statali e politica: i
politici sono lo stato, ma all’idea di stato
antepongono il consenso elettorale, la ricerca
del voto, gli affari. La crisi della democrazia,
che è anche una crisi dello stato, consiste anche in questo.
L’intervista che il ministro dell’interno
francese Brice Hortefeux ha rilasciato a Le
Monde il 23 agosto è allarmante: in essa sono
evidenti il populismo più spicciolo, il
decisionismo che privilegia l’azione sul
pensiero e sulla rilessione, e il disprezzo
per la cultura e per gli intellettuali, cioè per
chi pensa. Perché coloro che pensano (i filosofi,
i sociologi, gli antropologi, i giuristi,
gli intellettuali insomma) si pongono dei dubbi.
È sul dubbio che si fonda la scienza, è
sul dubbio che si fonda la ricerca della verità.
Questa ricerca spesso è difficile, a volte
impossibile, ma in questo caso non si tratta
dell’esistenza di dio o dell’origine della
specie. Fa impressione sentire un ministro
che, quando gli viene chiesto se le critiche
ricevute dal suo governo non siano imbarazzanti,
risponde: “Vi invito a non confondere
il piccolo circolo politico-mediatico
parigino con la realtà della società francese.
La sicurezza è uno dei diritti principali.
Quelli che dicono il contrario non sono i
meno privilegiati. Siete accecati dal sentimento
dominante dei cosiddetti benpensanti
che, mentre si compiacciono dei loro
pensieri, rinunciano ad agire. Sulle questioni
della sicurezza e dell’immigrazione
il messaggio che hanno dato i francesi questa
primavera è stato chiarissimo. Non siamo
sordi né ciechi. Solo gli intellettuali di
Saint-Germain-des-Prés non lo capiscono”.
Forse Hortefeux pensa che la chiesa, il
papa, l’Unione europea e l’Onu abbiano un
ufficio a Saint-Germain-des-Prés? E cosa
significa l’altra sua dichiarazione che “in
realtà, l’azione intrapresa dal presidente
riunisce i francesi?”. Il verbo rassembler
evoca raduni di triste memoria, ma in questo
caso credo sia un infelice lapsus:
il ministro confessa innocentemente i motivi
elettorali che stanno dietro questo progetto.
no evidentemente un problema. La Francia,
l’Italia, l’Europa hanno i mezzi e le capacità
per affrontare in maniera seria e decente un problema reale.
Che lo affrontino e che lo risolvano.
Inoltre, giustificare un’azione giuridicamente
scorretta appellandosi a paesi che
l’hanno già fatta è inaccettabile: “La politica
francese sui rom è già messa in pratica
da altri paesi europei. Perché quello che è
accettabile altrove è condannabile in Francia?”.
L’Eliseo ha mandato un messaggio
all’Iran perché una donna non venga lapidata.
Immagino lo stupore del governo
francese se Ahmadinejad avesse risposto
che la politica iraniana sull’adulterio è già
praticata in altri paesi arabi, e quindi perché
mai quello che è accettabile altrove
dovrebbe essere condannabile in Iran.
Hortefeux conclude: “Il nostro è uno
dei paesi più sicuri del mondo”. Grazie alla
caccia ai rom, è sottinteso. E tutti coloro
che difendono la dignità delle persone e i
diritti dell’uomo sono dei “sedicenti benpensanti”,
o “la sinistra miliardaria”. Bene,
andiamo a vedere chi ha davvero i miliardi.
Ma, a proposito, avete mai sentito un rom
rivendicare un attentato su un aereo di linea?
Il problema è che il popolo può essere
rassemblé sotto idee poco nobili, il peggio
spesso attira le folle più del meglio. Perché
per il meglio sono necessarie cultura, educazione,
tolleranza, civiltà.
È possibile che un ministro europeo non
abbia ancora capito il signiicato della parola
“cittadinanza”? Gli zingari (romeni,
bulgari, italiani o francesi) sono cittadini
come tutti noi. E poiché l’Europa esiste, e
nella sua essenza primaria il concetto di
cittadinanza è fondamentale, Hortefeux
(ma anche il ministro Maroni, la Lega nord
e tutti quelli che condividono la stessa
mentalità) dovranno capire questo concetto
elementare. A meno che non vogliano
correre il rischio di dividere profondamente
i cittadini europei invece di riunirli.

La vergogna dell’Europa.
Possibile che l’Europa abbia già dimenticato
la sua vergogna? Dobbiamo ricordare
che ad Auschwitz sono stati bruciati tra i
500mila e i 700mila zingari (la stima è incerta
per un popolo privo di carte d’identità)?
Possibile che si debbano ricordare i
tempi più bui che la Francia ha riservato
alle gens du voyage? Gli zingari costituiscono evidentemente un problema. La Francia,
l’Italia, l’Europa hanno i mezzi e le capacità
per affrontare in maniera seria e
decente un problema reale.
Che lo affrontino e che lo risolvano.
Inoltre, giustificare un’azione giuridicamente
scorretta appellandosi a paesi che
l’hanno già fatta è inaccettabile: “La politica
francese sui rom è già messa in pratica
da altri paesi europei. Perché quello che è
accettabile altrove è condannabile in Francia?”.
L’Eliseo ha mandato un messaggio
all’Iran perché una donna non venga lapidata.
Immagino lo stupore del governo
francese se Ahmadinejad avesse risposto
che la politica iraniana sull’adulterio è già
praticata in altri paesi arabi, e quindi perché
mai quello che è accettabile altrove
dovrebbe essere condannabile in Iran.
Hortefeux conclude: “Il nostro è uno
dei paesi più sicuri del mondo”. Grazie alla
caccia ai rom, è sottinteso. E tutti coloro
che difendono la dignità delle persone e i
diritti dell’uomo sono dei “sedicenti benpensanti”,
o “la sinistra miliardaria”. Bene,
andiamo a vedere chi ha davvero i miliardi.
Ma, a proposito, avete mai sentito un rom
rivendicare un attentato su un aereo di li-
nea? L’11 dicembre 2007 la Francia è stata
il primo paese occidentale a ricevere il colonnello
Muammar Gheddai. La Libia è
stata considerata uno stato canaglia fino a
tre o quattro anni fa, quando Condoleezza
Rice, per motivi misteriosi, ha restituito a
Tripoli una “verginità” che l’amministrazione
Obama non accetta.

I miliardi nella tenda
Agli occhi di Sarkozy non tutti i nomadi sono
uguali: alcuni possono persino piantare
le tende nei giardini dell’Hôtel de Marigny.
Ma nella tenda beduina del colonnello
Gheddai non c’erano i poveri oggetti delle
tende dei rom. C’erano i miliardi. L’ospitalità
dell’Eliseo ha fruttato alla Francia dieci
miliardi di euro. Oltre alla fornitura di reattori
nucleari destinati (ufficialmente) ad
alimentare impianti di desalinizzazione, la
Francia di Sarkozy, grazie a “negoziati
esclusivi per l’acquisto di equipaggiamento
militare”, gli ha venduto quattordici caccia
Rafale e 35 elicotteri da combattimento.
Forse il governo francese l’ha fatto per nobili
motivi, visto che in quell’occasione
Sarkozy dichiarò: “Ho chiesto al leader libico
di fare progressi sulla via dei diritti
umani”. Bravo.
I “progressi” del leader libico non si sono
fatti attendere. Nel 2008 Berlusconi ha
irmato con Gheddai il trattato di amicizia
italo-libico. Un trattato economico-commerciale
che mette in gioco dei miliardi e
l’accesso alle banche italiane. Il terrorista
libico che nel 1988 piazzò la bomba sull’aereo
della PanAm e che era in prigione a vita,
è stato liberato dalle autorità britanniche
per “motivi umanitari” ed è tornato in
Libia ricevendo un’accoglienza da eroe nazionale.
I successi diplomatici del colonnello Gheddafi sono evidenti.
Il ministro Hortefeux dovrà ammettere
che non tutti i difensori dei diritti umani
sono dei “sedicenti benpensanti”.
Confesso di essere un malpensante.
Come lo sono molti in questa Europa dove
“la Francia è uno dei paesi più sicuri del mondo”.
È vero che i servizi libici circolano ormai indisturbati
in certi paesi europei?
Forse lo fanno per proteggerci dai rom.

martedì 22 novembre 2011

Toot Blues

lunedì 21 novembre 2011

Behind the scenes of "Lost in Translation"

venerdì 18 novembre 2011

Nitro Nicky

Tunnel Of Love